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Willie Peyote
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I dettagli che, che ci segnano, Non li vedi quasi mai, Si rivelano, poi si celano, Sanno di solo e confuso come non mai, Darsi le mani, come due estranei, Piacere come ti chiami? Perché non vieni via con me? Ma odi i legami, Dobbiamo starci lontani, Vicini è peggio, è meglio ridere.. Va bene fai così parla da sola, feticista dell’ultima parola, non ho mai preso così tanti insulti in una sola mezzora, e questa parla ancora e ancora, Lo so non è che devi convincermi, e altrettanto non pensavo di costringerti, avrei dovuto stringerti forte, spingermi oltre quando era il momento, ma mi hai battuto sul tempo, Cerco grembo materno, in un mattino d’inverno, che se guardi fuori sembra fare buio in eterno, ogni uomo qui ha il proprio inferno, il mio è più o meno lì all’altezza dello sterno, i battiti confermano, Pensi volendo, menti sapendolo, il 30%, si, ma i numeri mentono, fai piano col cuore colpendolo, che i vicini ci sentono, se gli altri ti difendono, anch’io potendo, Ma non pretendo niente in cambio, il senso del discorso è più ampio, sbagli, il diavolo sta nei dettagli, e mi accontento pur di accontentarti, e se questo è il presupposto è già tardi, Se guardi, le coppie degli altri, sono foto sorridenti, fatte coi parenti, con cui poi non parli, sono televendite mute, poesie scritte in lingue sconosciute, il capoufficio che non ride alle battute, c’ho provato ma ne va della salute, ci capiamo a giorni alterni, ci allontaniamo stando fermi, prese di posizione, l’orgoglio e i suoi germi, spalanco gli occhi come Kermit, per vederti, vorrei tenerti, vorrei poterti dire ancora le parole giuste, pero’ ne ho dette troppe e forse le ho già dette tutte, e non c’è niente di speciale, lasciarti un bel ricordo mi fa male, quanto farmi odiare. Dovessi disegnare, la mia donna ideale avrebbe il tuo volto, dammi un secondo, per metabolizzare il boccone più amaro del mondo, va bene sono pronto, o almeno credo.. Vengo a piedi fino a casa tua, e arrivato torno indietro… (Grazie a fabio per questo testo)