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Artiste:
Giorgio Gaber
Titre:
Le Cipolle
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E poi non sono soltanto le idee che si devono digerire: anche le cipolle! Mia madre da bambino mi picchiava. M'è rimasto un peso sullo stomaco, una cipolla. Non mi va né su né giù. So che se la digerissi mi farebbe anche bene, perché non è detto che una cipolla ti faccia male, se la capisci, butti via quello che non serve e tieni la sostanza. Mia madre voleva molto bene a mio fratello, simpatico mio fratello, piace anche alle donne. Che peso, lo stomaco. Deve essere una cosa importante la digestione. Ho provato anche a metterlo un po' da parte il peso, le cipolle, come se non ci fossero: qualche foruncolino. Mia madre per le indigestioni mi dava sempre la limonata Rougier. Era molto buona quand'ero malato, mia madre s'intende. Mio fratello non si ammalava mai. Era sano, e mia madre lo accarezzava, accarezzava anche me mia madre. Non mi va giù. Potrei anche vomitare, ma vomitare non serve è come non mangiare, sì, lo so, l'importante è digerire, devo digerire! Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire. Certo, certo, la cipolla infanzia formato mamma, formato fratello, formato Gesù si può anche digerire. Un po' di nausea, un po' di stitichezza ma poi vai. È che più avanti vai più ti trovi di fronte a certi cipolloni! Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire. Fate tutto facile voi. La mia vita è piena di cipolle. Anche lo stomaco non fa in tempo: cipolla scuola, cipolla lavoro, cipolla sesso, dài giù, giù. Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire. Va bene. Scuola, lavoro, sesso posso anche digerirli, che poi c'è da vedere, ma con la cipolla esistenza come la mettiamo? Non so, dico... un dolore di quelli grossi, tipo cipolla famiglia. Che fai? Niente, non ne vieni fuori.